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Per la salute è meglio mangiare pesce o carne?

 

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Domanda da un milione di dollari, sia la carne che il pesce sono fonti di proteine di buona qualità, la differenza dal punto di vista nutrizionale riguarda la quantità di proteine e la qualità di grassi.

Il pesce contiene acidi grassi polinsaturi e insaturi ( tra cui i famosi Omega 3) che possono avere un effetto positivo sul cuore mentre la carne invece contiene acidi grassi saturi che possono depositare il colesterolo sulle pareti delle arterie, il pesce ne contiene molto meno tranne i molluschi.

Le proteine del pesce anche se in numero inferiore alla carne hanno meno tessuto connettivo per questo si dice che il pesce è più digeribile.

La carne è in genere più grassa del pesce ma ovviamente dipende dal tipo di animale e da quale parte, la carne del pollo e del tacchino non ha lo stesso profilo nutrizionale delle carni di manzo.

Come nel pesce si va dal magro nasello o orata al grasso salmone o sgombro, conta anche se ci riferiamo a pesce selvaggio o pesce d’allevamento.

Diventa importante anche la preparazione e cottura, il pesce per esempio non sopporta cotture prolungate oppure la frittura in quando gli omega 3 non tollerano le alte temperature.

La carne si distingue per il contenuto di ferro e di vitamine del gruppo B contrariamente al pesce che si distingue per un maggiore contenuto di sali minerali.

Dire tuttavia che il pesce è meglio della carne, dipende si tratta di scelte individuali che dipendono anche dalle proprie esigenze nutrizionali e dal proprio equilibrio alimentare.

Pieno rispetto a chi per scelta ha scelto di non mangiare carne ricordiamo che in Italia uno su dieci è vegetariano, importante che periodicamente verifichino l’eventualità di carenze nutrizionali, come i non vegetariani verificano se i valori di colesterolo e trigliceridi sono nella norma. 

Vorrei solo ricordare che ogni individuo è diverso dall’altro è l’alimentazione deve essere individuale in base alle proprie esigenze.

C’è da aggiungere che diverse ricerche epidemiologiche hanno evidenziato nella popolazione generale un maggiore consumo di alimenti carnei rispetto altri gruppi d’alimenti in questo senso si invita a un maggiore equilibrio nella propria alimentazione favorendo le porzioni di pesce e riducendo quelle di carne, introducendo più porzioni di frutta e verdure, più legumi.

Il consiglio dei medici nutrizionisti su tutte le riviste è sempre quello di variare il più possibile le fonti proteiche

Le virtù salutistiche del cioccolato, mito e realtà in evoluzione

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Scoperto dai Maya da più 3000 anni, il cioccolato venne valorizzato dagli Aztechi che utilizzavano le fave di cacao come moneta. Le virtù salutistiche non sono solo marketing alimentare del nuovo millennio intorno al cacao sono sempre aleggiate proprietà terapeutiche e salutari, tanto che perfino al tempo degli atzechi, le fave di cacao erano considerate un rimedio per la stanchezza.

Secondo la leggenda, l’imperatore azteco Montezuma si faceva preparare più bevande al cacao tutti i giorni, almeno dieci tazze, per soddisfare il suo grande harem di circa 500 concubine (era molto impegnato). La preparazione era molto diversa dal cioccolato che noi conosciamo oggi, la pasta del cacao veniva mescolata con acqua e spezie tra cui pepe e cannella.

Importato in Europa dai conquistatori spagnoli, venne diffuso inizialmente dagli ordini monastici (come nel caso di Modica), i quali lo adoperavano come un rimedio per lenire disturbi angina o disturbi cardio circolatori.

In seguito è poi stato aggiunto zucchero per mascherare il sapore amaro, la leggenda vuole che a Parigi sia avvenuta questa rivoluzione, così è diventato un alimento piacevole ma nello stesso tempo un alimento meno positivo per la salute!

Negli ultimi anni diversi studi hanno sostenuto che si tratta di un alimento salutare ma la maggior parte delle ricerche sono state “sponsorizzate” dai produttori di cioccolato.

Il cioccolato spesso contiene più del 25% di grassi con una buona percentuale di acido oleico (lo stesso in olio di oliva), noto per i suoi effetti positivi sul sistema cardiovascolare.

Questo beneficio non deve però oscurare o fare dimenticare che il cioccolato è principalmente costituito da grassi e zucchero, spesso lo zucchero è il 50% della tabella nutrizionale, pertanto va consumato con moderazione!

Al di là di suoi acidi grassi, il cioccolato è noto per il suo contenuto di sali minerali come il magnesio, calcio, ferro, zinco, ma in realtà, sono soprattutto le sue molecole antiossidanti polifenoli che hanno colto l’interesse di molti ricercatori.

Un quadrato di cioccolato fondente contiene secondo alcune ricerche il doppio di polifenoli di un bicchiere di vino rosso o di una tazza di tè verde.

Il ciocciolato fondente secondo alcuni ricercatori aiuta a fare abbassare la pressione sanguigna e il rischio di coaguli di sangue, fluidifica il sangue e potrebbe ridurre il rischio di un possibile attacco di cuore.

Questi benefici però di cui tutti parlano sembra che scompaiono quando il cioccolato viene ingerito con il latte.

Oggi la ricerca medico scientifica viene rivolta ad altri settori contro la tosse, per attivare la memoria cognitiva e visiva, stimolare l’intelligenza o possedere virtù anti cancro (cancro del polmone e del colon).

Il cioccolato è antistress?

Tuttavia le sua fama di antistress è vera  : i consumatori di cioccolato sono meno sensibili alla depressione.

Effetto placebo o realtà ?

Entrambe le cose: alcune di queste molecole sono davvero antidepressive, ma la sensazione di piacere che ci dà aiuta a secernere endorfine che hanno l’effetto di generare euforia e benessere.

Però bisogna anche dire che la maggior parte degli studi si effettuamo sul vero cioccolato con alta percentuale di cacao, che è molto più ricco di polifenoli rispetto a quelle che si trovano in commercio.

Occorre ricordare che il 70% dei polifenoli vengono distrutti con i processi di fabbricazione. Quindi, per godere delle virtù del cioccolato bisogna scegliere un buon cioccolato contenente almeno il 70% di cacao.

10- 20 grammi sembrano buone dose giornaliera, o un quinto di una tavoletta un alimento da consumare con moderazione!!

Feb 4, 2011 - cancro    No Comments

4 Febbraio, Giornata Mondiale contro il Cancro

Oggi è la Giornata Mondiale contro il Cancro, un argomento che ho affrontato spesso in questo blog, perchè credo che sia importante parlarne per dare un informazione continua. I dati parlano che il cancro ha toccato nel 2010 dieci milioni di persone e ha coivolto di più l’Europa, il Nord America e L’Australia, in definita i paesi più sviluppati, io su questi dati esprimo cautela, perchè c’è una mancanza di statistica in altri paesi, in alcuni paesi le diagnosi non sono sempre sono possibile, tuttavia mi chiedo se sono le nostre condizioni di benessere, il nostro stile di vita che genera il cancro ?

Ci sono posti nel mondo senza cancro? Si e uno mi riguarda direttamente. Il cancro fino ad ora è una malattia sconosciuta in 3 popolazioni : gli abitanti dell’arcipelago di Okinawa, del terrotorio di Vicabamba in Equador e la valle di Hunza in Pakistan. Sugli abitanti di queste tre popolazioni esiste una letteratura ampia che ha individuato sia delle carattetistiche genetiche che delle caratteristiche ambientali che si riflettono sull’alimentazione e sullo stile di vita.
Tutti e tre i luoghi hanno la caratteristica di essere poco accessibili, sono stati per diversi anni delle comunità chiuse, povere e dalle risorse limitate, ma anche delle comunita rurali e solidali.

Quella che io conosco direttamente è la comunità di Hunza a Nord del Pakistan, quasi un oasi a 2.500 m , la notorietà di questa valle è dovuta alle descrizione del libro di J. Hilton “Orizzonte Perduto” e a due antropologi britannici che avevano scoperto già il secolo scorso che il popolo Hunzukut ha una alta capacità di resistenza alle malattie e alle infezioni. Quello che ricordo è una comunità molto forte e gran lavoratrice, in un area dove nulla nasce spontaneo cèerano campi e orti rigogliosi. Coltivano orzo, frumento, miglio, grano saraceno, si consumano solo prodotti locali e stagionali al massimo prodotti essicati, ricordo il consumo nei pasti delle germe di grano , dei germogli dei piselli, I pasti erano costituiti sopratutto da verdure, legumi lessati, limitato il consumo di carne (gli animali vengono uccisi solo quando vecchi), l’uso limitato del sale , i formaggi consumati poco e solo freschi o fermentati.

Confrontandolo con le altre comunità completamente bandito alcool e fumo, l’alimentazione ha pasti frugali, senza sale, poca carne, pochi grassi e sopratutto senza zucchero tranne che la frutta secca, i pasti seguono la stagionalità con periodi di ristrazione calorica per la non abbondanza di cibo, mancanza di cibo, secondo alcuni questo fa in modo che le cellule si ossidano meno e queste tende a creare un ambiente ostacolo allo sviluppo del cancro ( Louis-Claude Vincent), questa tesi non è supportata da alcuna evidenza scientifica. .

Tuttavia la risposta del perchè non si ammalino di cancro, non so se sta nell’alimentazione, forse più nell’ambiente, aria pulita, nella mancanza di stress e nella tranquillità o in tutte queste cose insieme?

Info : Global Cancer Control, World cancer day, Lega ticinese contro il cancro.

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Giu 11, 2010 - cancro    No Comments

Dopo un cancro al seno, posso mangiare della soia?

D: sono una donna di 48 anni, ho avuto un cancro al seno trattato con chemioterapia e radioterapia. Posso mangiare della Soia?

R: Il ruolo della soia e dei suoi benefici nel caso del cancro al seno sono piuttosto controversi. C’è uno studio che indica che il consumo di soia in donne dai 20 ai 35 anni ha ridotto il rischio di cancro al seno nella percentuale del 18%. Invece secondo uno studio francese i fitoestrogeni contenuti possono al contrario favorire la crescita tumorale nelle donne in menopausa dopo un cancro al seno, in sintesi potrebbero i fitoestrogeni stimolare una recidiva. Il mio consiglio personale nel suo caso è primo prudenza, consumare prodotti a base di soia nella norma senza eccedere, moderatamente e sopratutto non considerare la soia una terapia.

Il carcinoma colonrettale: fa ancora troppi morti . Con un semplice screening si può prevenire.

Mentre terapie nuove mirate stanno arrivando,  la diagnosi precoce si rileva fondamentale per questo tipo di patologia. Il cancro colonrettale è  il terzo tumore più comune in termini di frequenza, il secondo per la mortalità. Colpisce più gli uomini delle donne ed è legato all’invecchiamento della popolazione. Per ogni 100 000 abitanti, ci sono 10 nuovi casi ogni anno per gli oltre 50 enni, mentre sono  400 nuovi casi tra  i 75-80 anni su 100.000 abitanti.
Se i trattamenti hanno notevolmente aumentato la loro efficacia in questi anni, molto dipende in gran parte la una diagnosi precoce. Un buon 40% di queste diagnosi sono fatte quando ci sono già metastasi. Di qui l’importanza di incoraggiare prevenzione  e invogliare le persone dai 50 a 74 anni a fare il test.

Originariamente il cancro del colon-retto, è un polipo. Un terzo delle persone oltre i 65 hanno polipi benigni, o adenomi nell’ intestino crasso e nel retto. Un adenoma su dieci raggiunge 1 cm di diametro, e tra questi quattro di questi degenerano in cancro. Fortunatamente, il cancro del colon-retto si sviluppa lentamente, in media ci voglino più di dieci anni. Ma non ha sintomi precoci non è possibile individuarlo. Si  può rivelare un po ‘ di emoglobina nelle feci, un segno di un polipo sanguinante. Va fatto uno screening subito e poi ogni due anni per la fascia d’età  50-74 .

Prevenzione e stile di vita
Tabacco, alcool, obesità, inattività fisica, una dieta ricca di carne può favorire lo sviluppo di questo cancro, le percentuali di probabilità scendono quando si ha una dieta ricca di frutta, verdura e fibra associata a uno stile di vita attivo. Solo il 3% dei casi sono dovuti a una malattia genetica, poliposi familiare o sindrome di Lynch. Nel 17% dei casi, il cancro del colon-retto c’è  una predisposizione familiare. Ma l’80% dei tumori sono isolati. Dopo 50 anni, i cambiamenti nei movimenti intestinali, dolori addominali, presenza di sangue nelle feci dovrebbe essere dei segni di sospetto. Quando lo screening è positivo (il 3% dei casi) si è persone a rischio, una colonscopia può identificare un polipo sospetto, che verrà poi rimosso e analizzato.

Terapia

La chirurgia rimane il trattamento indicato dei tumori del colon-retto. È sufficiente da solo per il trattamento del 70% al 80% dei tumori superficiali o limitati l’intestino. Ma queste sono solo un terzo dei casi. Quando la malattia invece degenera con la presenza di linfonodi  e metastasi ad altri organi  il trattamento utilizzato è la chemioterapia. Quando il cancro si limita al colon e linfonodi vicini, la chemioterapia riduce del 50% il rischio di recidiva dopo l’intervento chirurgico, e riduce del 30% al 40% del rischio di morte. Quando ci sono metastasi, la chemioterapia è il trattamento primario.


Oltre a chemioterapia convenzionale la combinazione di 5-flu, Irinotecan e oxaliplatino, si è visto che in alcuni casi sono in grado di inibire il progresso di diffusione del cancro. “Bevacizumab (Avastin) è diretto contro VEGF, un fattore di crescita necessario per l’approvvigionamento di sangue, quindi allo sviluppo del tumore
. l’Avastin è stato testato positivamente sia in coloro curati soltanto con Avastin agli altri a cui è stato somministrato con chemioterapia. Ci sono anche due nuovi farmaci Cetuximab (Erbitux) e panitunumab (Vectibix) inibiscono  EGFR, il primo passo di un percorso per la proliferazione controllata delle cellule,

Ma questi due sono inefficaci se il tumore ha una mutazione del gene KRAS. Da qui  si va verso la medicina personalizzata, basata sia sulla ricerca di alterazioni genetiche del tumore che predispongono alla nuova risposta farmacogenetica, che può personalizzare il trattamento  in base ai parametri di tossicità del paziente, sono certo che  si svilupperà in futuro questa strada.  La ricerca non si ferma  si va alla ricerca dell’’inibizione delle cellule MAP, PI3 chinasi e IGF1, quest’ultima sembra dare i risultati più interessanti.

Oggi è importante che questa malattia venga  diagnosticata in una fase precoce, la sopravvivenza a cinque anni è del 94%.

Alimentazione e cancro le 10 raccomandazioni World Cancer Research Fund

Le 10 Raccomandazioni del World Cancer Research Fund

1. Mantenere il proprio peso regolare, evitando sottopeso, sovrappeso, obesità. 

2. Essere fisicamente attivi per almeno trenta minuti al giorno.

 

3. Evitare le bevande zuccherate. Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica (in particolare i prodotti ad alto contenuto di zuccheri aggiunti, oppure a basso contenuto di fibra o ad alto contenuto di grassi).

 

4. Aumentare e variare il consumo di ortaggi, frutta, cereali integrali e legumi.

 

5. Limitare il consumo di carne rossa (come manzo, maiale o agnello) e di evitare le carni trasformate.

 

6. Limtare consumo d’ Alcool un bicchiere l giorno per le donne e due bicchiere per gli uomini.

 

7. Limitare il consumo di cibi salati e prodotti contenenti sale aggiunto (di sodio).

 

8. Non assumere integratori alimentari per prevenire il cancro.

 

9. Preferibilmente, le madri devono allattare al seno per sei mesi .

 

10. Dopo il trattamento, le persone con diagnosi di cancro dovrebbero seguire tutte le raccomandazioni.

Questo è il risultato di una serie di pubblicazioni scientifiche di studi ( più di 7 000)  che hanno messo in luce il legame tra alimentazione e cancro, fatto dal  World Cancer Research Fund .

Questi studi hanno messo in rilievo alcune condizioni a rischio come l’eccessiva magrezza, il sovrappeso, l’obesità e una serie di alimenti il cui abuso costituisce un serio pericolo di sviluppare il cancro come alcool, sale, carne rossa, salumi, sul banco degli imputati sono finiti anche gli integratori alimentari contenenti beta-carotene, secondo questo rapporto il 30% dei tumori potrebbe essere prevenuto attraverso delle migliore abitudini alimentari.

Non solo norme alimentari ma anche alcuni comportamenti che sembrano favorire la prevenzione come : l’attività fisica, l’allattamento al seno e il consumo di frutta e verdura  consumati quotidianamente (più nello specifico frutta e verdura possono svolgere un ruolo preventivo per i tumori gastrointestinali, mentre per il tumore al polmone questo ruolo è riconosciuto solo dalla frutta, nel caso del tumore al polmone uno studio ha dimostrato che il consumo quotidiano dei pistacchi diminuisce il rischio di sviluppare il tumore al polmone) ma teniamo presente che non è un singolo alimento ma una dieta equilibrata nel suo complesso che può essere di prevenzione. 

Gli antiossidanti aiutano a prevenire i tumori?

Questo argomento è molti dibattuto cosi come dice il professor Serge Hercberg, presidente del comitato direttivo del National Health Nutrition  non è un alimento o un frutta in se per se ma la combinazione di alimenti, la dieta che può offrire la possibilità di prevenzione sia per i tumori che per le  malattie cardiovascolari …

Molti alimenti, probabilmente anche perché sono stati ampiamente studiati, sono stati elogiati per il loro effetto antitumorale come aglio, pomodori, broccoli, ma è la dieta nel suo compliesso e lo stile di vita che svolgono un effetto protettivo, piuttosto che il consumo di grandi quantità di un singolo alimento.

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